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domenica, 09 settembre 2007
Popolocrois

Popolocrois occupa, e occuperà sempre, un posto privilegiato nel mio cuore. Questo è infatti il primo JRPG che sono riuscito a completare interamente in giapponese, nella sua riedizione proposta per la PSP, e per tale motivo si è guadagnato di diritto un posto nella top ten dei miei giochi preferiti di sempre.

La storia di Popolocrois è molto semplice: il principe Pietro non ha mai conosciuto sua madre, una donna drago di nome Sania, addormentata magicamente dopo una mortale battaglia contro il mago del ghiaccio antecedente 10 anni l’inizio del gioco. La missione del giovane è dunque quella di ritrovare l’anima della cara mamma evitando che il mago del ghiaccio venga liberato dalla magica prigionia in cui Sania lo ha rinchiuso. Trattandosi della trasposizione unificata dei due titoli apparsi separatamente su PS1, la storia proseguirà poi anche con altre vicende e vedrete crescere il piccolo principe nella delicata fase che va dai 10 ai 15 anni circa, del tutto disinteressato a mandare messaggi col telefonino, a picchiare i suoi compagni di classe disabili e a stuprare le sue coetanee. Insomma, un ragazzo che su Studio Aperto non farebbe mai notizia.

Popolocrois è una favola e come tale va vista: non aspettatevi trame complesse e sofferte o una profonda introspezione dei personaggi e dei loro dissidi interiori. Pietro è buono punto. Il re è saggio, la regina dolce, la maghetta Narusia una brava bambina e il cavaliere bianco un coraggioso pasticcione. La cosa può sembrare banale, ma sinceramente un gioco così ogni tanto ci vuole e a volte non è male lasciarsi andare a trame colme di buoni sentimenti e zucchero filato.

Tecnicamente Popolocrois è piacevole, per quanto ovviamente risulti un po’ datato, e sulla PSP comunque fa una buonissima figura. Degni di nota gli intermezzi animati, circa una quindicina in totale, tratti dal cartone animato e che hanno l’indubbio effetto di avvicinare un po’ di più giocatore e personaggi. Tra l’altro, nella mia versione, erano doppiati in giapponese superbamente. La difficoltà d’altro canto è veramente bassa: sarò morto due volte in tutta la storia e persino gli scontri più “grossi” sono abbastanza semplici da superare. Questo potrebbe far storcere il naso a qualcuno (e in effetti la longevità ne risente) ma rafforza la mia idea che il gioco sia pensato in particolar modo per i videogiocatori più giovani. Infine buon lavoro delle musiche nonostante la mitica canzone del cartone cantata da Julietta Shibata qui sia presente solo in forma strumentale (vedete comunque di procurarvela, è piacevolissima).

Popolocrois è disponibile nei negozi italiani solo in lingua inglese. Questo è un vero peccato, ben sapendo quanto poco i giovani italiani siano ferrati nell’idioma anglosassone. Sappiate in ogni caso che, coerentemente con l’ingenuità della storia, il linguaggio usato non è molto complesso e quindi potrebbe risultare comprensibile anche a chi zoppica nella suddetta lingua, tanto più che, come ho già detto, stiamo parlando di un gran bel gioco. A tutte le persone che trovano insormontabile la barriera linguistica consiglio invece di colmare questa lacuna al più presto: Popolocrois a parte, non avete idea di quanti capolavori del videogioco vi stiate perdendo.
postato da: Tonari alle ore 13:06 | Link | commenti
categoria:retrogaming
giovedì, 16 agosto 2007
PREGEVOLE


Un sobrio attaccapanni per il vero videogiocatore nerd che si rispetti... una vera meraviglia!
postato da: Tonari alle ore 10:48 | Link | commenti
categoria:gadget
lunedì, 13 agosto 2007
IO E I GIOCHI ONLINE

Quinta e momentaneamente ultima puntata

Dal fallimento di Final Fantasy, perse tutte le motivazioni non ho più toccato giochi online... con una clamorosa eccezione: HATTRICK! Hattrick è un browser game online manageriale in cui si gestisce una propria squadra di calcio e si affrontano altri utenti in campionati divisi per nazione e composti da varie serie e gironi. I browser game sono giochi online per giocare ai quali non è necessario installare programmi, ma che si gestiscono direttamente dal browser internet, tipo Firefox o Opera.

Il grande pregio di Hattrick, a cui gioco da quasi un anno (e non ho alcuna intenzione di smettere) è che, un po' come Shot Online, mette necessariamente in stretta relazione i giocatori che partecipano (bisogna sempre giocare contro qualcuno, a parte i rari casi in cui la squadra avversaria sia temporaneamente gestita dal computer) e questo contribuisce a creare una comunità molto viva. Inoltre tratta di calcio, uno sport diffusissimo e molto amato, e per questo è facile trovarci conoscenti o convincere i propri amici a provare. La lentezza con cui scorre è un altro fattore positivo: qui non si parla della lentezza di Final Fantasy (Hattrick del resto è gratuito), ma del fatto che i campionati si svolgano in tempo reale. In pratica le partite sono due volte a settimana (amichevole infrasettimanale e campionato al sabato) e durano 90 minuti; le stagioni durano 14 settimane ognuna e tra una e l'altra vi sono 2 settimane di pausa.

All'inizio questo può dare fastidio perché si vorrebbe fare tutto e subito, ma col passare del tempo ci si rende conto che questa scansione così cadenzata dell'attività contribuisce a creare pathos nei momenti chiave (per me ogni sabato è “la giornata di Hattrick”) e permette di divertirsi per lungo tempo nelle serie basse senza arrivare a punti morti. Ovviamente se si punta in alto si giungerà presto o tardi a dei colli di bottiglia quasi insormontabili, ma io per esempio pur giocando da settembre posso dirvi di essere ancora lontano da uno di questi. Per finire, il fatto che il campionato ricalchi i ritmi “reali” fa sentire un po' più vero il gioco e quasi convince che da qualche parte in realtà i nostri ragazzi stanno davvero lottando per un buon posto in classifica.

Hattrick non è certo esente da problemi: inflazione, cheaters, casualità (il famoso random -da alcuni ritenuto eccessivo-) e squilibrio dell'importanza dei reparti sono solo alcuni dei mali di cui si discute quotidianamente in conference. Inoltre, proprio per risolvere molti di questi problemi, Hattrick sta attualmente attraversando un periodo di profondo mutamento, cosa che è da una parte positiva perché testimonia l'impegno dei programmatori ad affrontare tutte le questioni in sospeso ma dall'altra getta un'ombra di incertezza dovuta all'inserimento di nuovi elementi chiave mai visti e di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine. Infine, come in tutte le comunità molto nutrite, esiste una buona percentuale di cazzoni, ma quella del resto è una costante anche nella vita vera.

Nonostante tutti questi difetti Hattrick è sicuramente l’unico gioco che io possa reggere online. Poi sicuramente ne proverò altri (quelli gratis del resto stanno lì in attesa) e magari se sarò fortunato potrò trovare qualcosa di adatto ai miei gusti. Fino ad allora mi diletterò partecipando a campionati e gareggiando in coppe, nella speranza che il divertimento possa durare il più a lungo possibile.

postato da: Tonari alle ore 20:56 | Link | commenti
categoria:giochi online, pc
giovedì, 09 agosto 2007
COSA ALLENIAMO OGGI?

Con il Nintendo DS avete allenato il cervello. Il vostro inglese. Il vostro giapponese. Le buone maniere. La vista. Le vostre capacità logiche. Vi siete dati al sudoku e a una miriade di giochi nati sulla scia del successo del primo Brain Training. Credete forse che non sia rimasto più nulla da esercitare? Illusi!

Il 2 agosto in Giappone è uscito "Otona no DS: kao training" un programma che vi aiuterà ad usare i... muscoli del viso! Il gioco parte dal presupposto che il volto abbia dei muscoli in tutto e per tutto simili a quelli delle altre parti del corpo, i quali se non allenati porterebbero all'insorgenza di occhiaie, guance cadenti e fenomeni affini. Alla Nintendo non potevano ovviamente sopportare che le nostre povere guanciotte si afflosciassero come pere mature e così ecco venire fuori questo bizzarro strumento per una vita facciale più sana.

Il funzionamento, da quel poco che si vede sul sito ufficiale è piuttosto semplice: mettendo il DS in verticale avrete sulla destra (il touch screen) il vostro volto (inquadrato tramite una telecamerina inclusa nel gioco), mentre sulla sinistra il volto di riferimento di cui imitare le espressioni.
Così, allenandovi ogni giorno, potrete avere sempre un viso bello e sodo come ogni giappo che si rispetti.

Beh, l'idea è senza dubbio molto originale, forse troppo. Non sono affatto sicuro che un programma di questo genere possa avere successo dalle nostre parti, ma del resto non ero sicuro nemmeno di Brain Training e invece eccolo lì che continua a macinare record a rotta di collo. A livello tecnico l'unico mio vero dubbio riguarda la telecamerina: a quanto pare si infila nello slot per i giochi del Game Boy Advance lasciando spazio sufficiente per far uscire l'obbiettivo con cui inquadrarvi. Tuttavia il Nintendo DS Lite ha un alloggiamento per i giochi GBA più piccolo del DS prima versione (nel primo caso le cartucce escono di qualche centimetro) quindi mi domando se questa telecamera sia abbastanza grande da spuntare anche sul DS ciccione. Mah, chi vivrà vedrà.

postato da: Tonari alle ore 14:47 | Link | commenti
categoria:ds
martedì, 07 agosto 2007
CON QUESTO CALDO...

... mi è rivenuto in mente un vecchio gioco per Amiga che adoravo, ma che non ho mai
sviscerato abbastanza data la sua difficoltà (del resto a quei tempi ero solo un bambino). Il titolo in questione è


Ormai è una vita che non mi ci metto davanti, ma ricordo che nel gioco si dovevano affrontare prove "olimpiche" (le virgolette sono d'obbligo data la loro natura bizzarra) di corsa, salto in lungo, salto acrobatico... più altre decisamente inconsuete. Il contesto era il fondo del mare o le zone strettamente limitrofe ad esso (molo, spiaggia) e ogni prova aveva il suo bel personaggio da utilizzare (la ranocchia, la foca, la stella marina, il pesce o il delfino) con i pinguini a fare da giuria. Tra i concorrenti spiccava senza dubbio la figura di James Pond, all'epoca già protagonista di due platform che avevano riscosso un discreto successo. Non andai comunque mai molto avanti nelle competizioni: avevo già enormi difficoltà a superare alcune prove (quelle di corsa erano spacca-joystick tra l'altro), figurarsi partecipare agli Aquatic Games.
Rimane comunque un gioco in grado di ritagliarsi un piccolo spazio nei miei ricordi di giovane videogiocatore e dall'ambientazione adatta a questa torrida estate 2007.
postato da: Tonari alle ore 11:17 | Link | commenti
categoria:
martedì, 31 luglio 2007
COUNTERSTRIKE INDIGESTO NELLA TERRA DELLO ZUCCHERO

Mi ha molto colpito la notizia riportata nel numero di Game Republic di giugno (recuperato ieri in edicola) secondo il quale due studenti della Clemens High School di Sugar Land in Texas sarebbero stati severamente puniti per aver ricostruito la loro scuola in una mappa di Counterstrike. Quanto severamente? Più di quello che sia ragionevole pensare.
Capisco che dopo gli eventi della Columbine e della Virginia Tech negli Stati Uniti vi sia una forte psicosi per quello che può accadere in una scuola e avrei potuto concepire (non essere d'accordo, ma concepire) una sospensione di tempo limitato dalle attività scolastiche. E invece i due sono stati non solo espulsi, ma anche "costretti a frequentare un istituto che adotta un programma alternativo per soggetti particolarmente aggressivi".
L'accusa a loro carico è quella di aver messo a repentaglio la sicurezza della scuola, rendendo nota la struttura dell'istituto nel contesto di un videogioco ritenuto violento.

Ora, io non so se questi oltre alla passione per Counterstrike avessero precedenti, si divertissero a molestar donzelle o passassero le loro serate a sparare con la pistola a lattine di birra vuote, certo che se tutto ciò è dovuto al solo fatto che hanno creato una mappa della loro scuola per un gioco online... beh andiamo bene.

Non ci resta che sperare che vicende di questo tipo siano solo dei casi sporadici e limite, un po' come quando la Cassazione tira fuori qualcuna delle sue geniali perle che tanto scalpore fanno nelle televisioni nostrane.
postato da: Tonari alle ore 09:08 | Link | commenti
categoria:
lunedì, 30 luglio 2007
IO E I GIOCHI ONLINE

Quarta puntata

Ho infatti capito che i giochi di ruolo online richiedono troppo impegno: il farming (ovvero la ricerca, che può durare settimane, di oggetti rari addosso ai mostri), il crafting (la creazione di oggetti di maggior valore a partire da quelli “farmati”) e più in generale il grinding (la ripetizione di azioni ancora e ancora per ottenere esperienza, denaro o altro) le considero più pallose di una lezione di trigonometria... e se devo annoiarmi mi iscrivo a ingegneria così magari imparo anche qualcosa. Aghren a Jeuno in cerca di belle donneLa voglia di avventure, il desiderio di sentire la brezza dell’ignoto sul mio volto, la brama di costruirmi una storia da ricordare con affetto negli anni a venire si scontravano con una realtà (virtuale) routinaria e grigia.

Il fatto che Final Fantasy poi fosse a pagamento peggiorava la questione perché si vedeva, chiaro come il sole, non che il gioco fosse lento, ma che VOLEVA essere lento. Le scarpinate da fare (veramente notevoli)... gli oggetti da trovare... la scarsità cronica di denaro... tutto in FFXI è studiato per rallentare il giocatore. Parliamo di un gioco in cui (e probabilmente è lo stesso per molti altri MMORPG) andare alla ricerca di un equipaggiamento dignitoso diventa un processo lungo e noioso, quasi come un lavoro, così come noioso diventa (dopo un po’) formare dei party con gente assolutamente sconosciuta non per creare qualcosa, ma semplicemente per fare esperienza.

  A me il poooteeeereeeeeA meno che non si conosca qualcuno non è nemmeno facile trovare persone disposte a esplorare zone che non siano le solite “riserve di mostri” (vale a dire luoghi in cui nemici di un determinato range di livelli abbondano e in cui tutti vanno per sviluppare il personaggio... dei veri supermercati di punti esperienza)… e lì di giocatori ce ne sono anche troppi. E meno male che, non essendo arrivato a livelli alti, so ben poco dei camping che si fanno (anche per ore) in attesa che compaiano i famosi NM (Notorious Monsters, dei mostri particolari) e non sono stato toccato dalla realtà dei cheaters o dei gilsellers (quelli che fanno soldi nel gioco e li rivendono per denaro vero -mai capito chi potesse essere così idiota da comprarli-). Del resto è logico... più ci vuole per fare una cosa, maggiore tempo si passa a giocare, più abbonamenti si pagheranno in totale. E a questo punto mi sono chiesto come fanno certe persone a resistere anni a giocare ad uno stesso MMORPG, probabilmente vuol dire molto la comunità in cui finisci e se conosci o meno i giocatori. Mi si dice anche che per cominciare a divertirsi bisogna raggiungere livelli molto alti e da lì in poi è tutta una pacchia, ma se fino a quel momento devo annoiarmi a morte beh… passo ad altro.

(Continua)

 

postato da: Tonari alle ore 18:04 | Link | commenti (1)
categoria:giochi online, pc
giovedì, 26 luglio 2007
IO E I GIOCHI ONLINE

TERZA PUNTATA

All'inizio del 2006 passai agli FPS in rete: quello che provai più a lungo fu Castle Wolfenstein – Enemy territory. Bello, davvero, soprattutto gli ambienti. Pensate che una volta mi è capitata la mappa di Venezia, dove ho vissuto per anni, identica in tutto e per tutto alla realtà, con solo pochi necessari ritocchi (non è che potessero riprodurre tutta la città del resto). Anche le missioni mi piacquero: varie, diverse dal solito deathmatch o catch the flag, molto molto carine. Giocai per qualche settimana circa, facendo anche delle epiche sessioni notturne fino alle 5 di mattina, ma, viste tutte le varie mappe & missioni e resomi conto di che mostri di bravura si trovassero online decisi di lasciare da parte anche questo. Un buon gioco comunque, da provare.



Dopo qualche mese tornai a cercare un MMORPG che potesse soddisfarmi. Ne provai alcuni in giapponese (che purtroppo molto spesso richiedono che il giocatore sia residente in Giappone) finché caso volle che un mio amico mi regalasse Final Fantasy XI. In quel periodo ero già orientato all'acquisto di un gioco online a pagamento (e già possiamo dire che ne facevo uno... di cui vi parlerò dopo) secondo il ragionamento per cui, se avessi saputo che pagavo per quel gioco, ci sarei stato molto più dietro. Inoltre la nuova arrivata postepay mi permetteva di dilettarmi in queste operazioni senza dover stare a spiegare troppe cose ai miei genitori. Il primo mese fu buonissimo, il gioco mi prendeva un casino, c'era un mondo da esplorare, alcune musiche erano belle, potevo giocare col pad della Playstation 2 e avevo trovato anche una linkshell (sorta di gilda) di italiani sul server in cui ero. Dal secondo mese in poi la musica cambiò e mi resi finalmente conto che probabilmente non sono fatto per i giochi di ruolo online.

(Continua)

postato da: Tonari alle ore 19:33 | Link | commenti
categoria:giochi online, pc
martedì, 24 luglio 2007
IO E I GIOCHI ONLINE

SECONDA PUNTATA

Nel 2005 finalmente tornò disponibile internet, adesso addirittura munito di un ADSL che fino ad allora mi era parso pure fantascienza. Si aprì dunque un nuovo mondo, vale a dire l'universo dei MMORPG, impronunciabile parola sulla quale fino a quel momento avevo solo potuto favoleggiare: porte verso mondi misteriosi e favolosi. Quali segreti nascondevano?

Ovviamente spendere un canone mensile per un qualsivoglia videogioco era assolutamente escluso e perciò, preso atto del successo che riscuotevano i gratuiti MMORPG orientali, decisi di provare Kalonline, di cui avevo sentito parlare benino.

Ressi una settimana. Ragazzi, che PALLE! Le missioni, di una noia mortale, richiedevano immancabilmente di recuperare oggetti addosso a dei mostri (con una possibilità di 10 a 1 di beccarli) e in breve tempo mi triturai i cosiddetti. Entravo in città e mi ritrovavo le “nuvolette” dei giocatori che pubblicizzavano gli oggetti in vendita. Scritte colorate su sfondo nero. Immaginate quando ne vedete decine una accanto all'altra, sembrava ci fosse lo smog! Riuscii anche a farmi un amico, un tipo australiano che chissà dove è finito, ma come ho detto abbandonai molto presto: non avevo stimoli, non mi sentivo parte di una grande avventura come avevo immaginato ci si sentisse in un videogame di questo tipo, mi annoiavo insomma.

Decisi di lasciare da parte i giochi di ruolo e mi buttai sullo sport, precisamente su Shot Online, gioco a tema golfistico. Interessante, molto interessante. Shot Online è un gioco che consiglierei a tutti, ma richiede una certa pazienza e riguarda uno sport che purtroppo da noi è ben poco conosciuto. La sua dinamica e il fatto che serva genuina destrezza da parte del giocatore per eccellere allontanano cazzoni, lamers e bimbiminchia ma d'altra parte costringono a dedicare una buona dose di tempo alla pratica. Io non avevo tutta questa pazienza sinceramente (mi auguro comunque di non rientrare in una delle tre categorie di cui sopra) e dopo una decina di giorni diradai sempre più le mie sessioni. Non l'ho abbandonato del tutto comunque, ce l'ho ancora installato e ogni tanto ci ritorno per la sana atmosfera che si respira e per il fatto che fare amicizie è molto semplice: dovendo ogni volta scontrarsi con altri golfisti, una parola tira l'altra, ci si fanno i complimenti per i bei tiri e magari ci si danno appuntamenti per giocare di nuovo insieme. Altro che il marciume di altri giochi.

(Continua)

postato da: Tonari alle ore 10:33 | Link | commenti
categoria:giochi online, pc
sabato, 21 luglio 2007
IO E I GIOCHI ONLINE

PRIMA PUNTATA

Ah l’online, che meraviglia… il modo di giocare del futuro e ormai anche del presente. Cosa può eguagliare l’emozione di inoltrarsi con degli amici in un dungeon infestato di trappole o in una oscura foresta? Cosa c’è di meglio che esplorare con dei veri compagni lande desertiche o montagne maestose, guardinghi e cauti perché il pericolo è sempre in agguato?

Beh a dire il vero… una serata divertente con amici e birra… un’uscita con una bella ragazza… un’uscita con due belle ragazze… una serata divertente con amici, birra e belle ragazze… sì insomma di cose in realtà ce ne sono in abbondanza, tanto più che a me i giochi online hanno sempre sfagiolato ben poco, quelli di ruolo poi (i famosi MMORPG) meno di tutti.

La mia carriera multiplayer scavalca la barriera delle mura di casa dove era stata relegata sin dagli albori all’incirca nel 2003, grazie a Silmaril. Silmaril è un MUD (vale a dire un gioco di ruolo testuale online – magari ne riparlerò –) fantasy, ancora oggi attivo nel quale interpretavo (e interpreto ancora le sporadiche volte che ci torno) un bardo mezz’elfo appartenente ad un’accademia delle arti, in pratica una gilda. La passione con Silmaril fu molto intensa, ma estremamente breve: per 3 mesi arrivai a spendere cifre folli nella bolletta (avevo il 56k e una tariffa a consumo), poi dall’estate cambiai casa (vivevo con degli studenti) e mi ritrovai a non avere più una connessione. All’inizio il mondo online mi mancava, ma pian piano scoprii che, anche quando ne avevo la possibilità, la voglia di partecipare era sempre meno. Del resto cominciavo a trovare i MUD decisamente stancati: la loro natura testuale era oro per l’immaginazione ma orientarsi non era affatto facile e essendo le comunità piuttosto piccole e la gestione senza alcuno scopo di lucro, era facile trovarne di interessanti ma semi abbandonati. Aggiungiamoci pure che su Silmaril la classe del bardo per un neofita era tutt’altro che semplice da gestire (e anche poco caratterizzata se posso permettermi) et voilà: il periodo MUD conosceva già un rapido declino.

Per i seguenti due anni il gioco online uscì dalla mia vita: fecero eccezione sporadiche sessioni multiplayer con i miei amici su Diablo 2, gioco molto divertente in gruppo se si è dello stesso livello e ci si conosce, noioso, data anche l'ormai scarsa affluenza, se ci si va da soli a cercare amicizie. Tuttavia, dato che la linea era disponibile solo a casa dei miei, il tempo si rivelava sempre troppo scarso per cominciare qualche altro gioco “serio”.


(Continua)

postato da: Tonari alle ore 20:32 | Link | commenti
categoria:giochi online, pc